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Copertina di Scrivimi

Giusto un amore

Verso qualcuno
Miniere cardiache
"Verso qualcuno" finalmente DISPONIBILE IN FORMATO E-BOOK 
IN tutte le principali librerie online!
Il valore delle briciole PDF Stampa
martedě 09 ottobre 2007

E così iniziano certe storie.

Uno a volte nemmeno se ne rende conto. Capita di conoscere qualcuno, ci si presenta, innanzitutto, che è educazione, e poi ci si parla, fingendo un coinvolgimento a priori, che è educazione anche quella. Poi però si ritorna soli, e si pensa. Il momento utile a comprendere fin dove sono arrivati certi occhi, che contraccambiavano sguardi anonimi, cenni di intesa, sorrisi. Si torna soli. Sempre. Perchè la condizione umana è innanzitutto solitudine, e in quella solitudine si valuta la dolcezza di un distacco.

Chi sei sconosciuto che mi entri nella vita senza nemmeno presentarti? Chi sei e cosa vuoi, da me? Stavo pensando a questo, oggi, a chi ci entra nella vita giusto il tempo di un caffè, di qualche parola, di un sorriso. Il tempo insufficiente a diventare qualcuno nella nostra vita, ma sufficiente per non essere più proprio nessuno. E' una condizione a metà tra la conoscenza e la lontananza. Ed è il rapporto più frequente tra due esseri umani.

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Un tramonto, una briciola

E mi sono chiesto: queste briciole di rapporto hanno qualche valore nel computo di una vita? I dettagli, i sorrisi degli sconosciuti, le parole dette ad un incontro in tram, un "grazie" al barista che ci passa il caffè, ... che senso hanno le parole che ci legano agli sconosciuti? Che senso hanno le briciole?

Poi ho pensato a quanto restino inspiegabilmente impressi nella mente qualche gesto misero, qualche carezza, qualche sillaba. E forse sarebbe il caso di aprire gli occhi, rallentare, guardare fuori da questo 4x4 a folle velocità che troppo spesso è la nostra vita. E carezzare qualche paesaggio, qualche armonia, qualche cespuglio. Non inghiottirli.

Sarà che troppo spesso lamentiamo un'esistenza inappagante perchè dimentichiamo il valore delle briciole. Il valore delle briciole. Quello che sazia uccellini e che noi buttiamo a terra o dimentichiamo dentro tovaglie troppo colorate per distinguerlo. Forse è una delle tante chiavi che vanno inserite nella porta della felicità.

A presto,

Roberto

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POST SCRIPTUM QUANDO TORNA

Quando torna è pronto.

Entro questa settimana avrò copie di anteprima. Non vedo l'ora di proporlo, anche se, come è normale, prende piede nel cuore una sottile paura. Un sottile brivido per offrire, ancora, una parte di me disposta a righe. Chi fosse interessato a ricevere una copia in anteprima mi contatti attraverso l'apposita sezione del sito. Per motivi logistici, e di cui mi dispiaccio, potrò riporre copie d'anteprima solo a chi mi mostrerà esplicita volontà di averne attraverso un contatto diretto col sottoscritto.

A presto, nel frattempo visitate la sezione di Quando torna, e incuriositevi!

R.

Commenti
Nuovo
Minus  - le briciole non devono essere   |11-10-2007 14:22:59
Scorre veloce il tempo, come sabbia finissima della clessidra, ma nelle mie
mani...
Scorre ed io mangio a grandi bocconi le mie giornate.
Sono
silenziosa...anche con me stessa, me ne sto qui con il respiro fermo che
assaporo l'eco dentro di me, l'eco che rimbalza sulle pareti del mio umore
variabile, della mia vulnerabilitĂ ...
No, il mio posto è con me, perchè non
ce la faccio a trattenere in un palloncino la massa fluida che traballa ad ogni
passo, non ce la faccio a trattenere la mia irrequietezza...esce da me il lato
peggiore, forse, il lato rigido, severo, duro con il mondo...il nuovo lato di
me, il lato inattaccabile, il lato scudo, barriera, il lato sordo, cieco...il
lato in cui io mi rifugio per allontanare, ma allontanare gli altri da me o me
da loro? Poi però quando vengo presa alla sprovvista mi ritrovo a sostentarmi
spesso di briciole, e con piacere, mi ritrovo a riempirmi dei sorrisi delle
persone che aiuto ogni santo giorno ad obliterare il biglietto nel verso giusto,
ai tornelli della metro; a intavolare quattro chiacchiere con le persone che
scendono alla mia stessa fermata, persone che incontro per coincidenza e in
momenti di bisogno, con cui mi ritrovo sulla stessa barca, gente che non
diventerĂ  qualcuno nella mia vita, ma, come dici te Ro', non saranno neanche
più proprio nessuno. C'è stato un tempo in cui mangiavo la vita solamente a
grandi bocconi, in cui ero sazia, ora però so che le briciole non devono essere
spazzolate via con un colpo di mano distratta, ora so che quando la solitudine
mi svuota lo stomaco, le briciole sono in grado di farmi credere di potermi
sentire satolla.
Roberto   |11-10-2007 22:00:23
E' vero, le briciole possono dare sensazione di sazietà. Forse è una tappa,
forse un passaggio soltanto, una transizione, un sentore di noncuranza.
Hai
ragione, talvolta basta così poco, così maledettamente poco. Eppure ci sfugge
continuamente quella calma appagante che è celata dietro l'attesa, dietro
l'attenzione, dietro le sfumature.
Viviamo, io per primo, a velocitĂ  eccessive
per il cuore, che tenta di carpire bagliori, recepire fremiti, e si lascia
travolgere infine, dall'ansia di un traguardo. Bisognerebbe sovvertirsi, ma
sovvertirsi si può se attorno la direzione è pressochè uguale ovunque?
A.P.  - Le briciole: il "tutto"   |04-11-2007 19:07:39
Che senso hanno le briciole nel computo di una vita - o, meglio, e piĂą
semplicemente, in una vita? - Sono il TUTTO.
Le briciole di un incontro, con
bimbi sconosciuti che ti sorridono per strada,e che "ti cercano", o con
anziani incontrati al mercato, che hanno sempre bisogno di parlare, con persone
che hanno bisogno, e ti ritrovi a parlare con loro come se fosse la cosa piĂą
naturale del mondo...Le briciole di una sensazione appena provata, di una
piccola esperienza di vita che si è giusto avuto il tempo di gustare...sono
l'essenza dell'esistenza.
Possono sembrare "residui". In realtĂ  sono
"sostanza". Sostanza della Vita. La sostanza che quella briciola ci
rivela del nostro essere, di ciò che siamo chiamati (forse?) ad essere, quando,
fino ad un minuto prima, non ne eravamo consapevoli. Possono essere
l'abbecedario dei nostri sentimenti, a partire da cui - se si è disposti a
coglierle - prendere coscienza di ciò che non pensavamo di essere. Sono le
briciole che piĂą spesso ci colpiscono,ci abbagliano, molto piĂą di quanto a
volte possa un faro di porto...e che, piĂą di esso, possono indicarci la
direzione. Perché spesso la Luce si può scorgere nei bagliori, più che nei
Soli, che molte volte accecano solo la vista. I bagliori stanno lì, a indicarci
una direzione. Sta a noi seguirla. In qualche modo ci lasciano "la
libertĂ ", la libertĂ  di andargli incontro.
Le chiamiamo briciole, ma sono
le scintille che ci rendono possibile l'incontro con l'Altro, e la sua
comprensione. E la comprensione dell'Altro passa solo attraverso le briciole, i
"residui". Non esiste possibilitĂ  di conoscere l'Altro, se non
attraverso la capacitĂ  di cogliere "briciole".
Perché è facile
(soprattutto nel nostro "ricco" mondo occidentale)saziarsi di un pranzo
luculliano, senza, alla fine, essere capaci di spiegare e tantomeno capire, cosa
hai "gustato". E' piĂą difficile, ma piĂą appagante, nutrirsi di
briciole, ke assaggi lentamente (forse perché sai che sono poche?), ma che puoi
"sentire", e che ti concedono la possibilitĂ  e la libertĂ  della
consapevolezza, e di capire il valore di cosa ti è stato dato il dono di
gustare.
E non è proprio vero che poi si resta soli del tutto: quella
briciola, appena avuta in dono dalla vita, ti arricchisce sempre
"dentro",anche se dura poco.Può farlo, come niente altro. Perché una
briciola lascia sempre un sapore, e ti rende diverso da come eri prima. Per
questo bisogna sapersi aprire alle briciole, l'essenza di tutto...
A.P.  - Le briciole di un uomo, una si   |14-11-2007 16:57:18
Oggi la finestra è di nuovo aperta. Ed è un bel segno.
E’ sempre bello
vedere una finestra aperta. Vuol dire che qualcuno, proprio lì, dietro quei
vetri, ci vive. E li apre, a volte, per GUARDARE FUORI.
Aprire le finestre del
Cuore e dell’Anima. Spalancarle e osservare cosa c’è al di là. Al di là
dei vetri, dei muri della nostra piccola casetta, cosa vive a un palmo dal
nostro naso.
Cosa c’è dall’altra parte? Che ne è di quello che il tepore
del nostro focolare non riscalda?
Dovrebbero essere sempre tutte aperte le
finestre….Bisognerebbe APRIRLE, e FERMARSI.
Fermarsi ad osservare, fermarsi
ad ASCOLTARE.
E andare piĂą piano, bisognerebbe andare piĂą piano. Camminare
piĂą lentamente. Rinunciare ad andare sempre di corsa, con gli occhi fissi ad
una mèta che non esiste.
Bisognerebbe essere un po’ “sottotòno”,
perché stare “in tòno” non sempre conviene.
Stare in tòno per chi? Per
cosa? Per darsi l’apparenza di chi ha sempre troppe cose e così importanti da
fare per accorgersi di chi si incrocia per la strada?
Rallentare. Se rallenti
incontri. Ti accorgi. E se a volte accetti di essere sottotòno cogli i tòni
degli altri.
E capita che magari, una sera, tra un’edicola appena chiusa e
una farmacia sempre aperta, ti fermi un attimo. Qualcuno ti si avvicina: “Me
la offri una sigaretta?”. E’ un pretesto. La mette sull’orecchio, come un
vecchio muratore. Vuole parlare.
E quando qualcuno vuole parlare, se c’è chi
ascolta, nascono parole.
“Lo sai? Sto male…”. Ha due stampelle sotto le
braccia. Ora le lascia e si appoggia all’edicola.
“Che ti è successo?”.
Non lo dice. Nessuna risposta, perché non ce n’è alcuna che possa raccontare
la veritĂ  di una storia, e di una vita. Solo uno strizzare di occhi, come fosse
stato ferito da quella domanda. Solo uno sguardo di dolore e le labbra strette,
in un mezzo sorriso che diventa una smorfia.
Non “IO sto male”, bensì solo
“sto male”, perché forse non esiste neanche più l’Io. Esiste solo lo
stare male.
Ma c’è la voglia di parlare di sé che esce fuori, un po’ a
stento, ma nemmeno troppo: “Sto male…ho lasciato mia moglie in Romania, e
mia figlia…Mia figlia ha 28 anni. E’ una giornalista sai? Una giornalista
vera! Credimi…è brava, scrive davvero…” “Ci credo…dev’essere in
gamba.” “Sono due anni che sto qui, in Italia…ma ora è diventata
dura…gli italiani…dopo quello che è successo…nessuno vuole più parlare
con noi, con me…”
Un momento di silenzio. Gli occhi azzurri, stanchi ma
ancora vivi, infossati in un mare di rughe, penetrano profondamente dentro i
miei.
Sento solo il dolore. Un dolore acuto, lacerante.
“Tu perché mi stai
ascoltando?”. Non lo so. Non so perché l’ascolto.
Mi chiede un’altra
sigaretta. La prima la tiene ancora lì, sull’orecchio, ma questa la vuole
fumare, insieme a me.
“Dove dormi? Come vivi?”.
Risposte timide, evasive,
non chiare, né comprensibili. Solo il desiderio di dire qualcosa, perché DIRE,
PARLARE, in fondo, è VIVERE, è AFFERMARE di ESISTERE, è SAPERE DI
ESISTERE.
Insiste: “Perché parli con me? Ora nessuno parla con
noi”.
Penso: nessuno parla con voi? Con voi chi? Voi rumèni o voi esseri
umani? Forse la seconda, penso…
“Come ti chiami?” “Adriano…mi chiamo
Adriano”. Dare un nome ad una persona vuol dire “riconoscerlo”, come
essere umano, ed affermare il proprio nome equivale ad affermare di ESSERCI, su
questo nostro piccolo pianeta Terra.
Nei suoi occhi un accenno di pianto.
Sembra sorpreso di parlare, e stupito di aver trovato qualcuno che
l’ascolta.
“Te l’ho detto che mia figlia è giornalista?” “Sì, me
l’hai detto. Immagino che sia molto brava. Devi essere fiero di
lei”.
“Perché solo pochi ci ascoltano, ora?”
Provo a spiegare che forse
non è proprio così, che gli italiani non sono tutti razzisti, che ci sono
tante persone disposte a parlare e ad ascoltare, che forse, semplicemente, non
ha incontrato le persone giuste.
E che, comunque, tutti soffriamo, tutti
vediamo sorgere il sole, e tutti lo vediamo tramontare. Che c’è qualcosa che
ci unisce, tutti quanti…
Non so, ma non credo di essere molto
convincente…
Vorrebbe stare lì, a parlare, per ore…
Mi lascia un
indirizzo: “Dormo a via ……Mi vieni a trovare? Possiamo parlare
ancora?”
“Sì, ti verrò a trovare…”
Lo saluto con un pensiero fisso:
avrò il coraggio di andarlo a cercare? Supererò le paure e le barriere di
questo nostro “piccolo” mondo? Mi sento già in colpa…
Mentre cammino mi
viene da sorridere amaramente, tra me e me, pensando a quelli che tutti chiamano
i “mali del secolo”. L’AIDS? Il tumore? Di quelli si muore, penso,
semplicemente si muore. E tutti si deve morire di qualcosa, prima o poi. Non è
quello il problema.
Di xenofobia si vive, invece, ed è questo il male.
Di
xenofobia si vive, e si uccidono gli Altri, uomini come noi, mentre ancora
respirano, mentre ancora camminano, magari con un paio di stampelle…
E poi
penso: chi è che darà mai voce ad Adriano, a brandelli, a scorze, a briciole
di esseri umani come lui? Chi è che gliela può dare, o gliela può restituire,
se mai ne abbiano mai avuta una in vita?
E penso anche alle sigarette. Ancora
siamo lì, a demonizzarle. Quand’è che cominceremo a demonizzare l’odio e
il pregiudizio? Sarà un bel giorno quello…Rifletto su questo, mentre mi
allontano da lui.
Rimango solo un po’ contenta di aver aperto la finestra,
almeno per oggi.
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L'Aforisma

La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi, la solitudine non è un albero in mezzo a una pianura dove ci sia solo lui, è la distanza tra la linfa profonda e la corteccia, tra la foglia e la radice. - José Saramago

Archivio aforismi

--- FLASH FORWARD--->

Sì, sto lavorando a un nuovo romanzo. Qualcuno lo sta leggendo, qualcuno lo leggerà.

Spero ci sia dentro almeno quello che ho voluto metterci.

Il titolo con ogni probabilità sarà "Asciugami gli occhi".

Di date buone per l'uscita ancora non ce ne sono. Incrociamo le dita. 


 Cos'è la pazzia? Chi è pazzo? E cosa può succedere intorno a un uomo che, all'improvviso, per la società, è impazzito?