Non mi muovo
giovedý 08 marzo 2007

Mannaggia questa maledetta influenza. Non mi ha fatto muovere.
Mi riprendo solo oggi dopo una decina di giorni in cui la spossatezza l’ha fatta da padrona. In testa ci sono mille ipotesi per l’imminente futuro, magari non immediato. Credo, infatti, di necessitare di un po’ di riposo. Il medico ha detto che il corpo reagisce come può alle sollecitazioni esterne e che evidentemente ho esagerato nel sollecitarlo. Vero è che questi pochi giorni a casa mi hanno consentito di fare o ultimare cose che avevo in mente da tempo.

Ho finito la lettura di quello splendido compendio di sentimenti che è Non ti muovere, di Margaret Mazzantini. Davvero lacerante, toccante, pruriginoso. Ti porta nelle vie più anguste della personalità, ti fa fare i conti con le perversioni che magari hai e non sai di possedere. Molto bella la trama, molto ben fatta la sceneggiatura, molto ben curate le personalità dei protagonisti. Una storia da leggere. Anche se, ovviamente, non è detto che a tutti piaccia così. Ho letto da qualche parte che gli stessi libri non finiscono per tutti allo stesso modo. Perchè il finale è dovuto molto alla percezione che il lettore ha del finale, del suo significato, della sua importanza. E ognuno arriva ad un finale con un bagaglio esatto di esperienze e convinzioni, di pregiudizi e sofferenze. Però quando senti scorrerti dentro una situazione, un fremito continuo, allora vuol dire che quelle pagine funzionano. Ed è il sogno di ogni scrittore.

Ho provato ammirazione per la Mazzantini come per molti altri scrittori che ho letto recentemente. E’ bello sentirsi lettori. Ci si sente cullati, predestinati a un finale che qualcuno ha scelto per noi. Una sensazione troppo estranea alla vita. Essere lettori è qualcosa di cui si ha bisogno, ho compreso questo. Che talvolta c’è la necessità di fuggire via, su strade già battute, segnate con cartelli chiari e precisi, su cui devi limitarti ad andare, senza scegliere. Oltrepassando bivi come se fossero rettilinei.

E poi c’è Quando torna. A giorni dovrei sapere qualcosa sull’editing e sulla copertina. Qualcosa di definitivo sulla forma del testo che sarà come è stata concepita, con qualche lievissimo accorgimento stilistico nella prima parte. A giorni dovrei persino sapere se e quando si farà la presentazione di Giusto un amore prevista in provincia di Bergamo.

A giorni, infine, dovrei anche ricominciare a studiare. Abbastanza.

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