Tempo e povere parole
martedì 03 giugno 2008

 Molti di noi, alla domanda "Cos'è davvero importante nella vita?", risponderemmo: il tempo.

Il tempo che è passato, quello che resta, il tempo che accade proprio pensiamo alla risposta a questa domanda. Il tempo. Ciò che ci consentirà o meno di incontrare qualcuno, inseguire qualcosa, pensarla, realizzarla. Già, perchè è la risorsa che tende a dissiparsi più velocemente, e irrimediabilmente. E così decisamente che spaventa non poterne inseguire gli strascichi, ma doverla cavalcare perennemente per sfruttarne al massimo l'eterno galoppo.

Chi scrive non scrive per gli altri. Io non lo faccio. E non me ne vergogno. Gli scrittori, o quelli che ambiscono a diventare qualcosa di simile come me, sono abbastanza egoisti quando fanno quel che amano. Scrivono per pulirsi il cuore, per rivedere sentimenti, per metterli soltanto a fuoco con le lenti sempre adatte della scrittura. Scrivono col sano amore per il raccontare storie, per consegnarle a qualcuno che le sappia cogliere, stendere, stringere. Ma scrivono perché viene da dentro, e trattenerlo è impossibile.

Dal canto mio non ho pretese. Non ho obiettivi concreti. Non ho dignità da immolare a chi mi chiede altro da me, altro da quel che sono, o altro da ciò che voglio restare per sempre, non diventare. Scrivo per me e per chi ha gioia ed emozione nel leggermi, chi non ne ha può criticarmi, se vuole, ci mancherebbe. E può farlo anche su questo sito, negli spazi consentiti. Occorrerebbe però farlo in maniera costruttiva, saggia, quantomeno educata. In fondo le parole dette così, tanto per dire, sono parole povere, parole veramente povere e in questo sito che gestisco con passione e dedizione non c’è davvero spazio per questo. Né per insulti, né per idiozie gratuite, né per cattiverie che non c’entrano nulla con ciò che ho scritto. Roberto aspirante scrittore da una parte, Roberto persona da un’altra, ben distinta, a tenuta stagna.

Scrivo per me e per chi vuole leggere. C’è qualcosa di male in questo? Evidentemente sì.

Ognuno di noi ha un nome e cognome soprattutto per prendersi le responsabilità di ciò che dice, fa e scrive. Chi rinuncia ad agire col suo nome e cognome forse è semplicemente troppo vigliacco, forse lo fa perché è più facile nascondersi che dire io la penso così, forse lo fa perché è il suo migliore passatempo. Sta di fatto che qualcuno, anonimamente, lascia commenti che definire stupidi è riduttivo. Non sono nemmeno offensivi, sono semplicemente idioti. Ora, visto che questo, a dispetto di ciò che, forse, si creda è un sito molto visitato, dispiace che qualche sciocco turbi la fruizione di queste pagine anche a tutti quelli che invece ci si avvicinano con interesse e rispetto. E non hanno mai lasciato un commento magari per pudicizia o semplice paura. Non si può permettere che uno spazio tranquillo e sereno, aperto a tutti, non invasivo e non critico, diventi bersaglio di parole povere. Forse è il tempo delle parole povere, ma questo non sarà il luogo delle parole povere.

Detto questo, concludo dicendo che sono lusingato del fatto che ci sia qualcuno che passa ore sul mio sito a leggermi e commentare. Qualcuno che sfrutti la risorsa più preziosa della vita per scrivere idiozie al sottoscritto. Nemmeno importa che il contenuto di questi commenti sia o non sia piacevole, né che questo qualcuno (tra l'altro rintracciabile molto facilmente, visto che accanto ai commenti appare l'indirizzo IP sempre) sia o non sia intelligente, sensibile o semplicemente non apprezzi quel che scrivo, lo ripugni, lo odi. Secondo me interessa che questo qualcuno passi molto del suo tempo in compagnia di queste pagine elettroniche, e legga tutto quanto, e visiti spesso questo sito, come forse nessun altro. Non posso fare altro che ringraziarlo.

A presto per delle belle notizie,

Roberto :)

 

Commenti
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Antonella Pompei  - Le parole sono pietre   |07-06-2008 15:29:59
"Le parole sono pietre", scriveva il grande Carlo Levi, e aveva ragione.
Le parole sono DAVVERO pietre. Hanno una forza prepotente. Possono fare bene, e
possono fare MALE, molto più che uno schiaffo in faccia. Uno schiaffo si può
dimenticare, abbastanza facilmente, tutto sommato. Una parola cattiva, maligna,
detta in malafede, per ingannare, o così ? tanto per ?ferire?, punto e basta, la
si dimentica invece difficilmente...perchè dietro ci si presuppone sempre, e
lecitamente, un "gioco" e un movimento del pensiero, una riflessione,
un?intenzione e una ?mira?.
Penso che dovremmo sempre avere cura e custodia
delle parole che diciamo, tanto più di quelle che scriviamo...perchè ce ne sarà
SEMPRE, e COMUNQUE, alla fine, chiesto il CONTO.
Scrivo ciò in riferimento ad
alcune frasi che ho letto su questo sito, perchè anch'io, ogni tanto, lo visito
con piacere, e devo dire che non è stato affatto bello leggere frasi gratuite?
scritte così?gratis, e gratis nel senso che non apportano nulla alla crescita nè
di chi le ha scritte, nè di chi ha avuto, come me, modo di leggerle. Sono sicura
che questo tipo di frasi non fanno bene in primo luogo a colui che le ha
scritte.
Una parola, detta o scritta, dovrebbe sempre far crescere qualcuno,
chi la enuncia, e chi la "riceve". Se non è così, è meglio il
silenzio.
S. Giovanni della Croce diceva che "il silenzio è mitezza,
magnanimità, pazienza, umiltà, fede e saggezza...". Anche le parole possono
esprimere queste caratteristiche, della personalità, del pensiero, del modo di
porsi di ciascuno. Ma, appunto, se ci si avvale delle parole, sarebbe cosa buona
usarle con questi fini, o, almeno, provarci.
Si può non condividere ciò che si
legge, ma dal momento in cui si è scelto di leggerlo (perché certo nessuno ci
obbliga a leggere qualcosa) ci sono 2 vie percorribili: o si risponde
(assentendo o dissentendo) con l?auspicabile scopo (per chi vi ambisce) di
costruire un dialogo edificante (e magari argomentando ciò che si sostiene, il
che, pure, non è male...), oppure si sceglie il silenzio. Ed entrambe le vie
sono buone e costruttive, perchè viaggiano sulla "scelta" delle parole,
e sulla scelta dell? ?usarle? o del ?non usarle?. Se si sceglie di usarle,
beh?che si usino per bene?
Usare o no le parole? E usare buone o cattive
parole? E' questa la scelta. E la libertà di scelta, il libero arbitrio, è la
caratteristica dell?essere umano, insieme a quell?altro meraviglioso DONO che è
stato dato al genere umano: il linguaggio, e di cui, proprio perché DONO
PREZIOSO, dovremmo essere responsabili.
Proprio qualche giorno fa ho letto una
cosa che mi ha colpito molto. E' tratta dal libro di un griot (un maestro
africano della parola): "Ho un sogno ma non so se è realizzabile....vorrei
diventare il discepolo della pace. L'uomo bravo, seduto in mezzo a tante
culture. L'uomo sintesi delle saggezze dei popoli. Dove la mia unica bomba
saranno le buone parole. Si', le buone parole che rendono felice lo sfortunato.
Le buone parole che trovano i genitori all'orfano. Le buone parole che danno
pane all'affamato. Le buone parole che diventano rimedio per l'ammalato. Le
buone parole che diventano compagno per l'uomo solo."
Credo che questo
sogno sia realizzabile e che saremmo bene in grado di usare nel modo migliore
questa ?bomba? che sono le parole. Bomba che abbiamo nella lingua e fra le
dita?quando scriviamo o quando ticchettiamo su una tastiera (esercizio che ci
piace così tanto?forse troppo..). Il problema è che dipende SOLO da NOI
scegliere come usare questa bomba. Dovremmo cercare di usare le parole solo per
COMUNICARE davvero, per conoscere noi e gli altri, per dialogare, e come
strumento di crescita reciproca.
Perché siamo così ipocriti da preoccuparci
solo delle bombe al napalm o al fosforo bianco, dell?uranio impoverito, del
nucleare (su quello siamo tutti pacifisti, vero? E magari siamo i primi a
gloriarci di appendere alle nostre finestre le belle bandiere della pace, quelle
colorate, a strisce...che tutti conosciamo bene?), quando poi non sappiamo (o
non vogliamo?) controllare le armi che scagliamo contro il prossimo, tutti i
SANTI giorni, semplicemente ?aprendo bocca?, oppure scrivendo, o digitando
(sempre più spesso, appunto, e purtroppo..) a vanvera sulla nostra tastiera.

In questo modo, secondo me, si mietono più vittime di quante ne abbiano fatte
guerre, nucleare e Hiroshima vari, sommati TUTTI INSIEME. Ma di ciò facciamo
fatica a renderci conto, perché in verità è DURA AMMETTERLO con noi stessi?e le
cose più complicate, si sa, sono quelle di cui dobbiamo rendere conto alla
nostra coscienza. Cerchiamo di prenderne consapevolezza, e soprattutto di
ricordarlo, per favore?
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