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Sabato 18 ottobre, ore 18 – Presentazione de “Erano solo quei giorni” di M. T. Capaldo alla Casa Internazionale delle Donne

C’è un romanzo che ho visto nascere nel vero senso della parola.

Era un’idea acerba e, come capita spesso, è diventata qualcosa di molto diverso da quell’intuizione primordiale.

C’era una volta quell’idea, insomma, che attraverso un percorso di due anni, è diventata il libro che è. Questo qua.
In mezzo, è successo di tutto. Pianti, sorrisi, inciampi, crisi, esaltazioni, ricerche, virus, sconforto, dubbi, riscritture, potature.
Oggi, finalmente, esiste, e possiamo leggerlo tutti.
ERANO SOLO QUEI GIORNI, di Maria Teresa Capaldo (KDP)

Sono molto orgoglioso di tutto questo, perché l’autrice, che conosco da anni e che non aveva mai scritto nulla prima, ha frequentato il mio laboratorio di scrittura, prima sul racconto breve, adesso sul romanzo. E parola dopo parola, imprecazione dopo imprecazione, ha creato questa bella storia.

Questo è il suo esordio. Trattatelo con cura. E se siete liberi, sabato 18 ottobre alle 18, presso la Casa Internazionale delle Donne, via della Lungara, 19, vi aspettiamo per scoprirlo insieme e per brindare con un aperitivo alle storie che nascono.

N. B. Che poi pensavo che nei laboratori di scrittura si crea qualcosa di bellissimo che non è il romanzo in sé, ma il sé che prende forma nei romanzi che scriviamo.
Che meraviglia!

Brava Teresa!


“Sì, ok, Robbè, ma de che parla?”

“Roma, 1978. Il paese è in apnea, sospeso tra ideali infranti e speranze sopravvissute a fatica. Eugenio, giovane medico in formazione e militante disilluso, si muove tra collettivi universitari, affetti familiari e un amore totalizzante per Margherita, violinista dalla dolcezza indimenticabile.

“Erano solo quei giorni” è il diario appassionato di una generazione che ha toccato il cielo con un dito e si è ritrovata col fango alle ginocchia. Maria Teresa Capaldo compone un romanzo di formazione e memoria, dove la storia privata si intreccia con quella collettiva, e ogni scelta personale ha il peso di una svolta epocale. Tra Parigi, gli Stati Uniti e i ricordi di Terracina, il protagonista rincorre un tempo perduto per salvarne il senso. Un racconto lucido e struggente sul coraggio di guardarsi indietro e trovare, nel dolore e nell’amore, un’identità possibile.”

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