• Sito nuovo? Una vecchia storia.

    Una quindicina d’anni fa, nell’estate del 2006, ero in fervida attesa per l’uscita del mio primo romanzo. Lo avevo scritto in pochissimo tempo, lo avevo inviato a diverse case editrici, c’era stata addirittura una mezza asta tra tre di loro per acquisire i diritti di pubblicazione. Impensabile, per me, anche fino a pochissimi mesi prima. Un amico, che faceva siti web, un giorno mi disse: “Devi mettere su un sito web“. “Io?” “Sì, tu. Ce l’hanno tutti”. In realtà non ce l’aveva quasi nessuno, cominciavano a diffondersi i blog, quello sì, ma sempre e solo in modalità free e molto spartane. Gli risposi: “Parli facile te, io non so da…

  • La compagnia che fanno le parole

    È capitato che qualcuno che non scrive ma è incuriosito da chi, come me, ci prova, mi abbia chiesto: “Rispetto a ciò che scrivi, che sentimento c’è? È vero che i libri sono come figli?” Prima di diventare padre, avrei risposto di sì. Adesso posso dire che non sono come figli – no, quello no – ma sono compagni di viaggio che ci creiamo per sopravvivere a certe stagioni della vita. E stamattina sfogliando la cartella, le cartelle, in cui ho i progetti di scrittura che porto avanti, mi sono accorto che “Asciugami gli occhi“, il mio nuovo romanzo che uscirà a Giugno ’21, mi tiene compagnia almeno dal 2008,…

  • In un’altra stanza

    o BREVE STORIA DELLA NASCITA DI UN BLOGC’è un momento esatto in cui la casa in cui viviamo, quella che abbiamo comperato – o costruito – con mille sacrifici e spese, ci sta stretta. C’è bisogno di una stanza in più.Non è questione di abitudine, o di semplice spazio fisico, è questione di spazio adatto a fare ciò che si ha in mente di fare. Puoi avere a disposizione un campo da calcio, ma improvvisamente avverti un interesse smisurato per il nuoto. 

  • Apparenza e identità

    Non è facile, lo ammetto, spiegare perché in questi tempi di folle rincorsa al mostrarsi e all’esibirsi avverta improvvisamente l’esigenza di silenzio, quiete, raccoglimento.

  • Ostaggio dell’autunno

    C’è il sole da qualche parte dietro le nuvole. C’è, dicono. È rosso, caldo, una palla di fuoco. Io l’ho dimenticato. Si può dimenticarlo. Capita così. Che smetti di guardarlo. E smetti di pensarlo. E alla fine il suo ricordo ti stupisce, diventa una sorpresa.

  • 2013 – Una dichiarazione d’amore

    Funziona ancora tutto quanto. Ne sono passati di anni, eppure gira tutto come se fosse il primo giorno. Sei funzionale, efficiente. Mi basti. Non mi lamento. Sembri uno degli ultimi modelli, e invece sei un computer di molto tempo fa.

  • Scrivevo

    Non capitava tutti i giorni, non ne avevo il tempo. Però capitava spesso, tempo fa. Scrivevo.Non era un semplice rituale, neppure abitudine. Non si trattava di un passatempo, di un hobby, o di un’attitudine che possedevo e che mi consentiva di esistere nel modo più prossimo a quel che avrei voluto. Non saprei spiegare perché si scrive. Si fa e basta.

  • Il limite e la ruggine

    C’era una volta un vecchio fucile. Sparava.La differenza con quel che è diventato balza agli occhi palesemente. Non spara più. Non è questione di desiderio, non è questione di incapacità, non è neppure questione di moralità – del tipo che sparava per uccidere o magari solo per divertire.

  • Inciampi e convinzioni

    Ad ogni passo si rischia di cadere. C’è un istante preciso, esatto. Una gamba è sollevata e protesa, l’altra ha appena dato la spinta per quel piccolo balzo in avanti. È adesso. Ora. L’istante è questo. Il passo è in corso, ancora non è stato compiuto, siamo a metà tra dove eravamo e dove saremo. Questo è il momento in cui potremmo finire a terra.

  • Il tempo migliore di ciascuno

    Abbiamo avuto tutto. Siamo i figli del benessere, i nipoti del boom, e non abbiamo conosciuto soste nel nostro processo di crescita, acculturamento, maturità. È stata una gara stravinta la nostra vita, fino ad oggi, senza intoppi. È stata una galoppata trionfante. E adesso siamo uomini.

  • ZTL

    È sufficiente una sbarra, rubata a qualche linea ferroviaria dismessa. O un cancello, una siepe, una staccionata. Qualcosa che delimiti.

  • Meglio dirselo

    Avevi gli occhi accesi, molto più dei miei, quando il poliziotto ti ha perquisita, all’ingresso dell’aeroporto. Sarà che tu hai quasi ottant’anni, io appena trenta. E io ho avuto un sacco di tempo per viaggiare, per conoscere, per vedere. Tu no.

  • Disabitato

    Dopo una tempesta così violenta, di una splendida città come la tua resta soltanto questo: ricordi.Ti guardi attorno, attonito, e cerchi appigli a quel che c’era, fino a poco tempo fa, proprio lì dove adesso vedi detriti, carcasse di auto, fango. Proprio lì dove il cancello bronzeo del parco è arenato tra i cumuli di ferraglia, i motorini, i cassonetti. Non c’è più nulla.

  • I giorni di domani

    Succederà. Tra poco succederà. L’aereo prenderà la pista, si solleverà e sarai distante. Lo volevi, no? Lo volevi da tempo, mi pare.  Desideravi guardarti da lontano, guardare la sveglia senza sentirla suonare, osservare quel che succede, senza esserne coinvolto. Eccoti qui, decollare.

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