• Circonferenze aperte

    Capita a tutti, mi dicono così.Mi dicono che passa, che nemmeno fai in tempo a percepirne il peso e già hai altre storie con cui fare i conti. Mi dicono che è un giorno qualunque, un giorno semplice, alla fine, che non ha spessore ulteriore rispetto alle 24 canoniche ore di tutti gli altri. Mi dicono stai attento, mi dicono non aver paura, mi dicono ricordati sempre di noi, mi dicono dimenticaci. Poi mi guardano in silenzio, qualcuno, il più attento, mi dà una pacca sulla spalla, e dice auguri. Lo dice sussurrando, quasi fosse un segreto. E invece non lo è. Lo dicono tutti che non può essere un…

  • La responsabilità della serratura

    Trent’anni, pensieri.Sembra impossibile che non si apra, invece capita spesso, e sta capitando a te. Sei qui davanti, la porta ti sorride ironicamente. In una mano hai i tuoi trent’anni che si lamentano, vagiti di neonato, nell’altra un mazzo di chiavi che non hai mai contato, perché non hai mai pensato che ti servissero tutte quante. Sapevi che ce n’erano quanto bastava. Le stringevi in pugno ed eri certo che ovunque c’era da aprire qualcosa per andare avanti, beh, tu l’avresti saputo fare.

  • La stanza che contiene l’orizzonte

    Quando si torna a casa dopo tanto tempo ci si ritrova in mezzo a una grande e incomprensibile confusione. Com’è possibile questo caos? Se sono stato lontano così a lungo com’è possibile che al mio ritorno io ritrovi tutto sottosopra? Non c’è stato nessuno qui, nel frattempo, ne sono certo. Non si è mosso nulla, è tutto fermo, è tutto in un disordine emotivo che contagia anche le cose, anche gli oggetti, le situazioni.

  • La luce che c’è alla fine (e all’inizio) dei tunnel

    Eccomi qui ed eccoti lì.Io a folle velocità e tu immobile. Io stanco, tu indifferente. Io un po’ intristito da questo vagare sterminato, intermittente, senza grosse gioie. Tu lì, così, ad aspettare che ti passi dentro, che ti passi addosso, e corra via.

  • Lo spazio tra le rovine

    Le mani devi pur infilarle da qualche parte, per trascinarle via.Devi inserirci le dita, lentamente, graffiarti la pelle, fino a sentire il sangue colarti piano sui polpastrelli umidi di panico. Devi contare sui millimetri. Non perdere speranza nemmeno se senti la polvere caderti in mezzo agli occhi, se lo scricchiolio delle pietre ti costringe il ventre. Non devi rinunciare. Non devi farlo.

  • Sarà per te

    Probabilmente sarà per te, se continuerò a scrivere.E sarà per te se avrò la forza di avere un figlio, cambiare lavoro, tagliarmi i capelli, mangiare cipolle fritte. Sarà per te se imparerò a riparare un rubinetto, a fare il letto, a stendere i panni con criterio per evitare di stirarli. Sarà per te se cercherò di buttare giù qualche chilo, riprendere un pò di forma, prendermi più cura di me stesso. Sarà per te, solo per te.

  • Vorrei poter dire

    SPERANZE IN FORMA DI RACCONTOVorrei poter dire che ci sarò, e saprò esserci quando tornerai. Vorrei poter dire che sarò in grado di rifugiare le paure sotto il tappeto, fare finta che non esistano, che non siano mai esistite.

  • Il destino delle cornici

    Chiunque, prima o poi, vive il momento in cui si ferma a tirare il fiato a bordo strada?Immaginate un corridore instancabile, che ha già girato il mondo solo con la suola delle sue scarpe, solo con l’energia dei suoi polpacci. Immaginatelo stanco, poggiarsi col palmo di una mano a una panchina occasionale, immaginatelo con gli occhi lucidi, stremato, forse felice, forse soddisfatto, ma talmente affaticato da dimenticarsi persino la ragione del suo viaggio, della sua continua ricerca di esistenza, di quel suo andare e andare senza arrivare mai.

  • Bolle di sapone

    Le avevo qui, accanto al gomito che si muove nervoso su questa scrivania invernale. Le avevo vicine, impiastricciate nel maglione, come briciole di crostata, conservate oltre l’amore, oltre il petto, oltre le capacità umane di farne ricordo.Le avevo, lo giuro. Ti prego credimi.

  • L’anno buono

    È l’anno buono questo, lo dicono in tanti.E ognuno dentro sé lo spera buono per un ambito che gli sta a cuore, per l’ambito di cui forse ha più bisogno, o sente di più la mancanza. È l’anno buono per uscire dalle crisi, dice qualcuno, e trovare finalmente un lavoro fisso e ben retribuito, un’occupazione che realizzi le nostre ambizioni, qualche soldo di più in tasca, qualche piccola soddisfazione colorata.

  • Il prima

    Prima di tutto questo c’era un giardino molto curato, lo ricordo bene. Non c’era un fiore, uno solo, che non fosse al proprio posto, al posto giusto, dove chiunque altro l’avrebbe piantato. Non c’era petalo che cadesse senza permesso, non c’era erbaccia che crescesse senza pietà.

  • Quasi

    LOGORE MEMORIE DI UN GIOVANE CHE ASPETTA UN FUTUROHo quasi trent’anni e dentro me ne sento forse dieci e forse cento. La mia età ha tutto quel che deve avere, i capelli bianchi qua e là, le prime noie, i primi rimpianti che prendono consistenza, gli occhi un po’ più lucidi, ma è solo stanchezza, per carità. Non mi lamento mica. C’è anche tanta vitalità, quasi una casa, quasi un passato già buono per essere raccontato. E sono quasi padre e quasi figlio. Perché non sono ancora l’uno, e non più l’altro. E provo quasi una gioia.

  • Si sta facendo sempre più tardi

    Si sta facendo sempre più tardi. Sempre più tardi. L’orologio impazzisce, il ventre stretto della clessidra si allarga a dismisura. Si sta facendo sempre più tardi, lo senti chiaramente. Ti guardi intorno, con una piroetta, e vorresti dirti che non è così, ma il mondo ti cambia addosso, ti cambia sopra, ti rovina sulla schiena, ti frana sulle mani. E spesso raccogli cocci di qualcosa che nemmeno ricordi.

  • Quando tornano i conti

    I conti tornano quando hai smesso di aspettarli. All’improvviso. Tu hai appena chiuso la porta, ti sei ritirato, fuori pioveva a dirotto, la pioggia batteva sulle imposte, ticchettava sui vetri, bagnava fino quasi alla soglia della tua persona. Sei rimasto lì a guardare, sperando smettesse presto, che avevi molto da fare, ma dovevi farlo al sole.

  • Improvvisamente sento

    Improvvisamente mi ritrovo alla fine di tante cose.Al gesto finale, al sipario, ai saluti, al congedo. Non è vero che gli addii sono dolorosi. Non sempre. Non per forza. Dipende cosa lasci, perchè e dopo quanto dolore. Ecco, sto dicendo addio a diversi aspetti di una vita, aspetti lampeggianti che hanno sempre meno la forza per illuminare.

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