• Apparenza e identità

    Non è facile, lo ammetto, spiegare perché in questi tempi di folle rincorsa al mostrarsi e all’esibirsi avverta improvvisamente l’esigenza di silenzio, quiete, raccoglimento.

  • Il tempo migliore di ciascuno

    Abbiamo avuto tutto. Siamo i figli del benessere, i nipoti del boom, e non abbiamo conosciuto soste nel nostro processo di crescita, acculturamento, maturità. È stata una gara stravinta la nostra vita, fino ad oggi, senza intoppi. È stata una galoppata trionfante. E adesso siamo uomini.

  • ZTL

    È sufficiente una sbarra, rubata a qualche linea ferroviaria dismessa. O un cancello, una siepe, una staccionata. Qualcosa che delimiti.

  • A forza di giocare

    Non è che abbia granchè da giocarti, in realtà. Le tasche le senti vuote, vuote come mai prima, e nei tuoi silenzi, in realtà, c’è davvero ben poco da cacciare fuori. Sei sconsolato, fino a qualche tempo fa c’eri tu tra quei tavoli, e la facevi da padrone.

  • Vorrei poter dire

    SPERANZE IN FORMA DI RACCONTOVorrei poter dire che ci sarò, e saprò esserci quando tornerai. Vorrei poter dire che sarò in grado di rifugiare le paure sotto il tappeto, fare finta che non esistano, che non siano mai esistite.

  • Il prima

    Prima di tutto questo c’era un giardino molto curato, lo ricordo bene. Non c’era un fiore, uno solo, che non fosse al proprio posto, al posto giusto, dove chiunque altro l’avrebbe piantato. Non c’era petalo che cadesse senza permesso, non c’era erbaccia che crescesse senza pietà.

  • Quasi

    LOGORE MEMORIE DI UN GIOVANE CHE ASPETTA UN FUTUROHo quasi trent’anni e dentro me ne sento forse dieci e forse cento. La mia età ha tutto quel che deve avere, i capelli bianchi qua e là, le prime noie, i primi rimpianti che prendono consistenza, gli occhi un po’ più lucidi, ma è solo stanchezza, per carità. Non mi lamento mica. C’è anche tanta vitalità, quasi una casa, quasi un passato già buono per essere raccontato. E sono quasi padre e quasi figlio. Perché non sono ancora l’uno, e non più l’altro. E provo quasi una gioia.

  • Come si dice addio

    Addio. Dico a te, addio. Addio per sempre, che altri addii l’uomo non ne sa dare. Proprio a te che agli addii non hai mai creduto, che hai camuffato tutto dietro altri concetti, altre parole, altre sciocchezze, altri argomenti. Dico addio a te che non hai mai saputo dire questa parola semplice, perché ti sembrava di decidere, di recidere, di uccidere

  • Quando tornano i conti

    I conti tornano quando hai smesso di aspettarli. All’improvviso. Tu hai appena chiuso la porta, ti sei ritirato, fuori pioveva a dirotto, la pioggia batteva sulle imposte, ticchettava sui vetri, bagnava fino quasi alla soglia della tua persona. Sei rimasto lì a guardare, sperando smettesse presto, che avevi molto da fare, ma dovevi farlo al sole.

  • Trent’anni, all’improvviso.

    All'improvviso fai trent'anni, amico mio. Che ancora sembravano lontani, anche solo un attimo fa, e invece adesso sono sottobraccio alla tua vita. E ci vai a spasso. E allora senza rendermene conto mi ritrovo a scrivere di te e dei trent'anni senza averli mai avuti. Senza sapere cosa sia averne così tanti (pochi non sono) e così pochi (in fondo quanti sono?). E quando finisco di scrivere mi accorgo di aver osato, di aver buttato il piede più in là del passo che so sostenere. Però è per te, eccolo.

  • Quello che sanno di noi

    Di me sanno che scrivo.Sanno che all'improvviso la testa mi ha chiesto parola, il cuore pure, e mi sono messo davanti a una tastiera a ticchettare, quasi inconsciamente, quasi follemente. Che il giorno prima scrivevo sì, ma la lista della spesa, l'elenco di chi gioca a calcetto stasera, un tema, una lettera a un amico lontano, e il giorno dopo, invece, l'idea malsana di cimentarmi in una storia.

  • Dell’autunno e del vuoto

    Avrei voglia di piangere. Ma la ragione per tirar fuori lacrime, sinceramente non ce l'ho. Così non piango.Un attimo dopo mi viene da ridere a crepapelle, magari per un dettaglio, magari per una stupidaggine, da ridere per ridere. Ma mi rendo conto che per ridere, essere felici, serve magari altro. E non rido.

  • Improvvisamente sento

    Improvvisamente mi ritrovo alla fine di tante cose.Al gesto finale, al sipario, ai saluti, al congedo. Non è vero che gli addii sono dolorosi. Non sempre. Non per forza. Dipende cosa lasci, perchè e dopo quanto dolore. Ecco, sto dicendo addio a diversi aspetti di una vita, aspetti lampeggianti che hanno sempre meno la forza per illuminare.

  • Districare distanze

    Non fare finta di niente. Sei tornato.Finito agosto, finiti la sabbia e i ciottoli, finiti i ricordi che ricorderai e le parole che hai parcheggiato nella memoria come tante piccole Smart , in attesa di infilarle in qualche parcheggio sensato e migliore. Finito il bermuda quadrettato, le carezze del vento della sera e il cielo zeppo di stelle.

  • Vigilie e valigie

    Mari che attendono. E attese che annegano.La fine di un anno per me è sempre stata rappresentata da una valigia. Vuota prima, piena poi. E da strade e incontri e momenti in cui il destino sembra esserci di più, all'improvviso tornare attuale.

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